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La storia della Biblioteca

La biblioteca di Casalmaggiore sin dalla costituzione dei Sistemi (1979) ha assunto il ruolo di Biblioteca Centro Sistema e questo motivatamente. L’enciclopedia Europea Garzanti alla pagina 42 del volume 12 pubblica un “Quadro delle più importanti Biblioteche civiche, la cui fondazione risale a prima della costituzione del regno d’Italia 1861” e data la fondazione della Biblioteca comunale di Casalmaggiore al 1840.

La Biblioteca di Casalmaggiore nasce nella prima metà dell’ottocento per iniziativa di Pietro Marinoni, allora segretario della Congregazione municipale (di condizione agiata) che nel 1837 acquistò la biblioteca dell’Abate Giovanni Miglioli (1.185 volumi) per dedicarla all’istruzione del clero. Vi aggiunse i suoi libri per il medesimo scopo ( questo fondo contiene una eccellente raccolta delle opere de’ Giansenisti, che appartennero all’Abate Miglioli, morto nel 1837).

Pietro Marinoni decise di collocarla in un locale attiguo alla Chiesa di S. Francesco, dotandolo degli arredi necessari e destinandolo all’uso pubblico.Il patrimonio si arricchì nel 1840 del lascito del canonico Giovanni Fontana che nel suo testamento dispose di donare alla Congregazione municipale la sua collezione di libri disponendo che fosse riunita a quella di Monsignor Miglioli affinché si potesse dare “congiuntamente principio ad una Biblioteca pubblica a vantaggio della gioventù studiosa".

Nel 1840 la biblioteca venne ceduta dal Marinoni alla Municipalità. Nel 1866 la Congregazione municipale decise il suo trasferimento nel Palazzo S. Croce, attuale sede, affinché fosse regolarmente aperta al pubblico. Nel 1866 possedeva 1.717 opere e 4.306 volumi, mentre nel 1868 le opere vennero aumentate a 1.797 e i volumi passarono 4.896.Venne arricchita di altre opere acquisite da privati e incrementata dall’acquisto di “libri moderni” mediante lo stanziamento annuo di £ 200, in verità, ancora molto basso.

Fin dal 1863 la Biblioteca era fornita di un catalogo in ordine alfabetico compilato da Don Ferdinando Cristi. Possedeva anche incisioni rappresentanti monumenti, paesi, raccolte dall’architetto cremonese Voghera e una carta geografica degli Stati Meridionali Pontifici.

Il primo regolamento di cui si ha conoscenza è del 1889, ma anche in precedenza la Biblioteca doveva funzionare secondo un regolamento ufficialmente approvato se, già nel 1883, era ammessa al prestito dei libri con le biblioteche pubbliche governative.

Nel 1917-1920 durante le occupazioni militari della città il palazzo S. Croce, ove risiedeva la biblioteca venne danneggiato. Dal 1921 al 1939 la biblioteca trovò provvisoria sistemazione presso gli uffici tecnici e amministrativi del Comune. Fu quindi collocata nel palazzo Mosca e, a partire dal 1965, nel Palazzo Diotti.

Due sono gli aspetti rilevanti di questa storia: per un verso le radici la storia la tradizione della biblioteca, la sensibilità delle amministrazioni anche in epoche non recenti per la diffusione e il valore attribuito cultura, al patrimonio documentario, per l’altro dare ragione di un fondo importante, prezioso, costitutivo della biblioteca “il fondo antico” che comprende 7.573 volumi editi dal XVI al XIX secolo.

Tra le ipotesi interpretative della formazione del fondo antico, la più accreditata vuole che provengano, in parte consistente, da fondi conventuali, dopo la soppressione degli ordini religiosi nel corso dell’800 e da donazioni di privati, personaggi eruditi e/o appartenenti all’ambiente ecclesiastico. Tale raccolta eterogenea per provenienza ed argomenti trattati, comprende testi di formazione religiosa, morale e teologica a un livello di studi avanzato e non puramente destinati alla pratica pastorale e devozionale, nonché opere di cultura filosofica – umanistica che prevalgono su quelle di argomento scientifico – matematico.

Esigenze di tutela conservazione, valorizzazione e pubblica fruizione del patrimonio librario più antico, promossi anche dalla Regione Lombardia attraverso parziali finanziamenti, hanno motivato interventi di ricatalogazione scientifica del fondo su supporto informatico con l’adozione di un livello descrittivo “full-tilte”.
Il progetto avviato nel 1992, può considerarsi nella sua fase conclusiva.
Oltre alla riproduzione fotografica dei frontespizi, marche tipografiche e legature dei volumi più antichi si sono saggiate le possibilità di studio e di ricostruzione storica delle singole racolte costituenti il fondo tramite indagini sugli antichi possessori e l’esame del fondo della chiesa abbaziale di S. Stefano di Casalmaggiore.

Si è inoltre venuti in possesso dei primi volumi del manuale approntato dall’I.CC.U. per il censimento nazionale delle cinquecentine al cui programma la Biblioteca di Casalmaggiore è associata.Il 22 giugno 1996 è stata inaugurata la nuova sede della Biblioteca Civica nell’ex Collegio barnabitico di Santa Croce (Congregazione fondata nel 1530 dal nobile cremonese nonio Maria Zaccaria e le cui sedi generalizie sono a San Barnaba a Milano e San Carlo ai Catinari a Roma).

In concomitanza l’Amministrazione Comunale ha deciso di intitolare la biblioteca al casalasco Anton Enrico Mortara (1793-1860) patriota, letterato di fede classicista appassionato bibliofilo (ha raccolto una tra le più importanti e complete collezioni di volumi e di fogli volanti stampati da Giambattista Bodoni, da lui sommamente apprezzato quale restauratore dell’arte tipografica italiana).

Il collegio di Santa Croce dei Chierici Regolari di San Paolo che attualmente ospita la biblioteca, rappresenta per la posizione centralissima per la sua pregnanza storica uno degli edifici più interessanti e significativi della città. Da un punto di vista architettonico (quello assunto dalla Dott. Monica Torri laureata presso il Politecnico di Milano Facoltà di Architettura con una tesi di laurea “Il Collegio di Santa Croce dei Chierici Regolari di San Paolo a Casalmaggiore) Il collegio di Santa Croce fornisce elementi di grande interesse utili per ricostruire la storia del complesso e variegato panorama dell’architettura dei collegi e degli ordini che li eressero, confermando le peculiarità e il modus operandi dei Barnabiti in materia di architettura.

I Barnabiti arrivarono a Casalmaggiore nel luglio 1614.Il loro arrivo fu molto apprezzato dalla comunità casalasca, venne appoggiato anche dal feudatario locale Marchese di Pescara Innico III d’Avalos che li ospitò per tre anni fino a che non fu pronta per loro una “sufficiente casa”.
I Barnabiti che all’epoca dei fatti si erano già stabiliti da tempo nel cremonese con il Collegio dei Santi Giacomo e Vincenzo a Cremona dovettero apparire i più indicati a gestire un programma di adeguamento della città allo spirito del Concilio di Trento e non si esclude che il loro arrivo sia stato considerato una forma di controllo in una area politicamente e religiosamente problematica come il cremonese.

Per la costruzione del collegio ottennero un lotto di terreno situato nel cuore della città accanto alla chiesa di Santissima Trinità, la futura chiesa di Santa Croce edificata tra il 1600 e il 1605 dalla locale Congregazione della Santissima Trinità.Sulla base di alcune lettere del Padre Generale della Congregazione è possibile datare un primo progetto di ricostruzione della casa e del primitivo nucleo del collegio tra il 1614 e il 1618. Dopo l’approvazione del progetto il cantiere veniva affidato agli stessi religiosi, a un padre architetto che ne seguiva gli aspetti tecnici e amministrativi. Questa scelta assicurava economicità e soprattutto una perfetta aderenza del costruito alle esigenze della Congregazione: funzioni scolastiche, funzioni comunitarie e residenziali. Nel corso del Settecento la “sufficiente casa” dei barnabiti, a seguito di funeste alluvioni (1705) e di frequenti alloggiamenti di guarnigioni militari di passaggio costrinsero i Padri a riprendere una ristrutturazione radicale del collegio nei suoi corpi.
L’attività scolastica dei Padri cominciò già dall’ottobre 1618, anticipando di oltre 20 anni l’atto ufficiale stabilito con la comunità casalasca nel 1639. (accordo ufficiale per l’apertura della scuola di Santa Croce venne stipulato dai Padri con la comunità casalasca l’8 aprile 1639. Vennero aperte le scuole di retorica e di umanità e grammatica. Dal 1643 i padri cominciarono a stipendiare un maestro ogni volta che "vi siano schuolari habili et sufficienti a tal scienza”. Le scuole sopravvissero alla soppressione della Congregazione avvenuta con decreto di Napoleone il 25 aprile 1810) la gestione passò al Comune e, dal 1887, allo Stato, che istituì il Regio Ginnasio “Giovanni Romani”. Sino ai nostri giorni il palazzo è stato utilizzato come sede scolastica.

Nel 1994 l’Amministrazione Comunale ha deliberato di destinare parte dell’edificio ad ospitare le raccolte della Biblioteca. L’intervento di recupero, diretto dall’Architetto Giacomo Zani è avvenuto grazie ad un finanziamento regionale (F.R.I.S.L. per la valorizzazione dei beni culturali) con un contributo del’Amministrazione Provinciale di Cremona e Istituto bancario Cariplo.
L’idividuazione dell’immobile da destinarsi a nuova sede della biblioteca è ricaduta sul Palazzo ex collegio dei Barnabiti che, per la qualità architettonica, pregio artistico e culturale e la posizione centrale, a ridosso della Piazza comunale, risulta la struttura disponibile più adatta a soddisfare le esigenze di ampliamento nel centro storico della città. Il primo intervento edilizio (1994) ha interessato il piano seminterrato e il piano rialzato del Collegio di Santa Croce per ricavarne gli spazi destinati alla nuova biblioteca e al Museo del Bijou. L’intervento architettonico ha seguito le line di un restauro conservativo tendente al recupero della planimetria originale. L’immobile, dal punto di vista architettonico, si legge principalmente come un grande parallelepipedo in pietra a vista di chiare fattezze settecentesche; una piccola appendice sul lato sinistro di Via Marconi ed un’altra più piccola in via Porzio che non compromettono il carattere unitario di un fabbricato che si sviluppa per tre piani fuori terra e per il seminterrato.
Dalla lettura storico-architettonica delle planimetrie emerge evidente l’originale impianto planimetrico “a croce” e con ampie sale, ma tale prerogativa si è persa per la realizzazione successiva di due pareti a tamponamento dei lati della croce con il conseguente , ma falsato, risultato di uno sviluppo a corridoio e la realizzazione, nelle ampie sale, di tramezze a definizione di ambienti più ridotti. Nel complesso il fabbricato ha mantenuto pressoché inalterate le proprie valenze architettoniche e monumentali date, oltre che dalle equilibrate proporzioni, anche dagli imponenti prospetti e dai piacevoli solai a volta.

La localizzazione della biblioteca è stata individuata principalmente al piano rialzato con un’appendice verticale nel piano seminterrato. A partire dal 1999 si è dato avvio ad ulteriore intervento di recupero del primo piano dell’edificio Barnabitico.
La Biblioteca Civica “Anton Enrico Mortara” di Casalmaggiore si trova nel centro storico della città, a pochi passi dalla Piazza principale, con duplice accesso da Via Marconi e da Via Azzo Porzio. Il pregevole edificio che la ospita è l’ex Collegio di Santa Croce, costruito nel XVIII secolo dai chierici regolari di San Paolo, detti Barnabiti. Sin dalle origini l’edificio fu utilizzato come sede di scuole pubbliche e tale uso si è protratto fino al 1994. La prima fase dei lavori, limitata al piano seminterrato e al piano rialzato, si è conclusa nel 1996 e ha consentito il trasferimento della Biblioteca dalla ormai inadeguata sede di Palazzo Diotti, in Via Formis.Contestualmente, l’Amministrazione Comunale ha deciso di intitolare la Biblioteca al casalasco Anton Enrico Mortara (1793-1860), patriota, letterato di fede classicista e appassionato bibliofilo (parte della sua raccolta è conservata presso la Biblioteca Braidense di Milano e presso la Bodleian Library di Oxford).Nel 1998, sono iniziati i lavori per il recupero del primo piano, conclusisi alla fine del 2001. L’intervento ha consentito la ridistribuzione di alcuni spazi della biblioteca, la creazione di un’ampia mediateca e di una ludoteca, per una superficie complessiva di circa 1.800 metri quadrati. La scaffalatura disponibile è pari a circa 1.600 metri lineari. I posti a sedere sono 220. La molteplicità dei servizi, la diversificazione degli spazi e del patrimonio e le attrezzature tecnologiche di cui è oggi dotata la Biblioteca sono sintomatiche dello sviluppo che ha caratterizzato negli ultimi anni il servizio bibliotecario pubblico. A ciò si aggiunga che la Biblioteca di Casalmaggiore, da quanto è stato costituito il Bibliotecario Distrettuale Casalasco (1979), ha svolto il ruolo di biblioteca Centro, ruolo che le è stato riconfermato nella fase di riassetto dei Sistemi bibliotecari locali, con riferimento al più vasto territorio del Bibliotecario Cremonese Casalasco, comprendente 50 Comuni, per un totale di 88.988 abitanti.




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